Ci sono investimenti che non offrono un grande ritorno d’immagine e non si raccontano con successo durante le campagne elettorali.
Tra questi ci sono le opere idrauliche, le fognature, i canali: cose che si vedono poco e delle quali i cittadini non riscontrano l’utilità nell’immediato.
E allora perché si fanno?
Perché le immagini di Firenze sommersa d’acqua, sessant’anni fa, hanno fatto il giro del mondo. Perché in quel 4 Novembre 1966 ci furono vittime, persone rifugiate sui tetti, i monumenti e le opere d’arte coperte da fango e liquami.
Anche il territorio di Signa venne colpito duramente dall’alluvione, con le conseguenze e i danni che tutti conosciamo.
Rispetto a 60 anni fa, questo territorio non è più lo stesso. Sono state spese energie e risorse per metterlo in sicurezza e talvolta non ne è stata compresa bene l’importanza.
Poi però ci sono state alluvioni intorno a noi, negli anni recenti, con famiglie e imprese devastate dall’acqua e dal fango come prima.
Continuiamo a lavorare perché non succeda mai più, ricordando il 1966 come il momento dopo il quale molte amministrazioni signesi si sono dedicate con lungimiranza alla messa in sicurezza della nostra comunità.
Purtroppo il governo Meloni non è di questo avviso, difatti, con la legge di bilancio taglia i fondi per il dissesto idrogelogico. Dimostrando di non voler investire né nella prevenzione né nella cura del nostro patrimonio.
